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indietroIntervista a Marco Franzelli

Marco Franzelli intervista i campioni dello sport al Fantasio Festival e racconta ai bambini il percorso "sudato" per diventare un talento sportivo.

'Parole sudate'
Perugia, giovedì 19 aprile, ore 11 e ore 17 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia.

 

 

A portargli bene e’ stato forse Felice Pulici. Inizia con un intervista al grande portiere della Lazio la carriera di giornalista sportivo di Marco Franzelli.

Allora com’e’ andato questo esordio?
Era il 1976, allora collaboravo con un giornale romano “Il giornale d’Italia”, e avevo solo 16 anni. Mi ricordo che mi dissero di raggiungere Pulici allo stadio. Be se ci ripenso mi vien da ridere. Mi ricordo di essermi vestito da giornalista, o almeno cosi’ pensavo: giacca cravatta e pantaloni scuri, insomma da prima comunione. Mi ritrovai ad aspettare il portiere di calcio piu’ amato in quel periodo accanto a centinaia di scalmanati che aspettavano un autografo del campione.

Ma l’intervista l’hai fatta o no?
Certo, con Pulici in macchina con il motore acceso che non vedeva l’ora di scaricarmi. Comunque si alla fine la pubblicai.

Ma perche’ proprio lo sport?
In realta’ lo sport e’ entrato nella mia vita grazie ad un grande giornalista, Tito Stagno. E’ lui che mi ha insegnato questo mestiere, ed e’ grazie a lui se sono in Rai, fu lui infatti a farmi il mio primo contratto di collaborazione.

Nel tuo ufficio a Saxa Rubra conservi incorniciata una lettera di complimenti di Tito Stagno. Ci tieni molto?
Era il 6 luglio 1981 e avevo fatto il mio primo servizio televisivo. Gli era piaciuto molto e ci teneva a dirmelo. Conservo questa lettera come un quadro prezioso. Non dimenticare che io ero giovanissimo e Stagno era uno dei giornalisti sportivi piu’ popolari in quel momento.

E la formula1? Sei stato anche uno dei pochi a guidare una Ferrari da corsa.
Si nel ’96, un’esperienza unica. Il rombo del motore, i giri in pista con la sensazione di fare davvero qualcosa di speciale. Da ragazzo pero’ pilotavo i go kart, almeno fino a quando il mio amico anche lui pilota per un incidente si ruppe le gambe. I miei genitori non vollero sentire ragioni: carriera finita per entrambi.

Hai conosciuto e seguito molti tra i piu’ grandi piloti, non e’ cosi’?
Si e’ vero e questo purtroppo mi porta alla mente anche episodi spiacevoli

Quali?
Ho visto correre e purtroppo anche morire Senna. Mi ricordo che prima di quell’incidente mi fece un cenno di saluto con la mano. Un solo giro e non c’era piu’.

Come definisci lo sport?
Lo sport e’ la parte divertente della vita, ma nello stesso tempo ti insegna a vivere. Nello sport ritrovi regole da rispettare, lo sport ti insegna un principio importante come quello di rispettare l’avversario. E’ un mondo e credo che si auna delle cose piu’ importanti da far capire ai bambini, in cui vige un principio non sempre rispettato nella vita di tutti i giorni, la meritocrazia. Vince chi e’ stato piu’ bravo, piu’ veloce, piu’ forte. Nello sport non si puo’ e non si deve barare, guai a farlo.

Ma lo sport e’ purtroppo anche violenza. Abbiamo ancora vive le immagini di Catania. Come si puo’ spiegare ai bambini la violenza sportiva?
Io la spiegherei cosi’: purtroppo leggendo i giornali, e soprattutto la cronaca, esiste nel mondo una cosa che si chiama violenza. Il mondo non e’ un’isola felice. Ci sono persone che commettono azioni violenti nella vita di tutti i giorni, le stesse persone ripropongono quelle azioni anche nello sport. Prendono magari spunto da una partita che la squadra del cuore ha perso, per commettere atti violenti. Cosa fare allora? Sta alla parte sana fare in modo di emarginare questi persone. E il primo compito per tutti noi nel nostro piccolo e’ quello di comportarsi bene e ed essere d’esempio per tutti, nella vita di tutti i giorni.

 
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