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indietroIntervista a Francesco D'Adamo

Francesco D’Adamo è autore di libri che sanno raccontare con grande realismo storie dure e difficili. Suo è il celebre romanzo La storia di Iqbal pubblicato dalle Edizioni EL. Una storia vera, quella di Iqbal Masih, il ragazzo pakistano di 12 anni diventato in tutto il mondo il simbolo delle lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Ceduto dalla sua famiglia di contadini ridotti alla miseria, in cambio del prestito di 16 dollari, Iqbal è costretto a lavorare in una tessitura di tappeti dall’alba al tramonto, incatenato al telaio, in condizioni disumane, come milioni di altri bambini nei paesi più poveri del mondo. Iqbal trova però la forza di ribellarsi, di far arrestare il suo padrone, di denunciare la “mafia dei tappeti”, contribuendo alla liberazione di centinaia di altri piccoli schiavi.
Un romanzo forte, di denuncia commossa e indignata. Altrettanto densi anche gli altri libri scritti da Francesco D’Adamo come Lupo Omega (EL, 6,71 euro) che affronta lo spinoso argomento del bullismo o Mille pezzi al giorno (EL, 8,40 euro) una storia raccontata in prima persona da un teppista di periferia, Leo o Bazar (EL, 9,80 euro) che è al tempo stesso un libro comico e grottesco dove in un clima da cartone animato viene messa in scena una società multietnica in cui si mescolano razze, popoli, lingue ed in cui vengono denudate le ipocrisie e gli stereotipi legati all’immigrazione. Poi è stata la volta di Johnny il seminatore. Un romanzo contro tutte le guerre (Fabbri, 12 euro) seguito da Storia di Ouiah che era un leopardo (Fabbri).

Hai esordito come scrittore di libri noir per adulti come sei arrivato a scrivere per ragazzi?
E' vero, sono stato, credo, uno dei primi, agli inizi degli anni '90,  a provare a scrivere noir all'italiana. E' un genere che tuttora mi intriga perchè, nella tradizione americana e francese, permette, col pretesto di un intrigo poliziesco, di raccontare la realtà più scomoda e nascosta, quella che raramente compare sui media. E' insomma un genere narrativo molto sociale e 'politico' che corrisponde esattamente alla mia idea di 'letteratura' .Il passaggio alla cosiddetta narrativa per ragazzi è avvenuto in maniera spontanea: mi è venuta voglia di continuare a raccontare le stesse storie però ad un pubblico di adolescenti. In fin dei conti l'adolescenza non è l'età più noir della vita?

Le tue storie affrontano temi sempre molto attuali e “scomodi”  penso a Johnny il seminatore, Bazar, Storia di Iqbal. Come mai questa scelta?
Questo spiega le mie storie insolite, che escono abbastanza dai 'canoni' della narrativa per ragazzi: io voglio provare a raccontare loro la realtà, che non è nè quella della televisione nè quella di una certa narrativa edulcorata e caramellosa. Perché, ne sono convinto, ne hanno voglia e bisogno. Io quando scrivo non mi rivolgo ad un pubblico di ragazzi ma a degli adulti che hanno 14-15 anni, che si guardano attorno, credo, smarriti e confusi (lo siamo noi adulti, figuriamoci loro!!) e che vorrebbero capirci qualcosa. Io ci provo. Parlo loro di libertà, di un mondo pieno di ingiustizie e di schifezze ma che però può essere cambiato, parlo di differenze e di uguaglianza, parlo di scelte etiche che a un certo punto bisogna fare per diventare grandi, parlo di disobbedienza (l'obbedienza, diceva uno, non è più una virtù). E quindi racconto di bambini schiavi, di bambini soldato mandati a morire non si sa perchè (anzi, si sa benissimo), di guerra, di...Non è nemmeno una scelta, io sono fatto così, non saprei raccontarne altre. E poi qualcuno queste storie dovrà pur raccontarle, di fantasy son pieni gli scaffali

Come nasce un tuo libro?
Da una sfida. A un certo punto mi dico: vediamo se sei capace di raccontare una storia così difficile, vediamo se riesci a fare un romanzo che sia anche bello e avvincente da leggere a partire da un tema scomodo, vediamo se questi ragazzi sono così cinici e indifferenti come tanti raccontano o se invece...

In particolare come è nata la Storia di Ouiah che era un leopardo?
'Storia di Ouiah che era un leopardo' è nato da una fotografia apparsa su un quotidiano: c'erano due fratellini, di qualche paese del sud-est asiatico, due bambini soldato, orgogliosamente in posa da combattenti, con la divisa, le cartucciere, il fucile mitragliatore, il sigaro in bocca...Ce n'è un milione, soprattutto in Africa, metà sono bambine. Sono la carne da cannone delle guerre dimenticate, quelle che si combattono per i diamanti, l'uranio, le banane. Quelle che noi facciamo combattere. Io non ci sto a queste cose, non ce la faccio a stare zitto e allora lo racconto in un romanzo. A qualcosa servirà, spero.

Ci sono tuoi nuovi libri in arrivo? Ci puoi dare qualche anticipazione?
Ho terminato un nuovo romanzo, ' Il racconto del naufrago'. Ho volutamente scelto una storia 'banale', che sentiamo raccontare quasi ogni giorno da anni, e proprio per questo non ci facciamo più caso. E' la storia del viaggio della speranza di un adolescente dalle coste del nord Africa all'Italia su una carretta del mare. Farà naufragio, verrà gettato sulle coste italiane, amorevolmente raccolto e curato e poi rispedito a casa sua con un calcio nel didietro. Tutto qui? Sì, tutto qui. Non so ancora dirvi quando uscirà ma posso anticiparvi l'incipit:' Chiamatemi Ismaele.' Vabbè, l'ho copiato...

Quanto sono importanti per te gli incontri con i bambini e i ragazzi?
Importantissimi. Ogni anno, girando l'Italia, incontro migliaia di miei lettori ed è un'esperienza straordinaria, per l'interesse che dimostrano (altro che disimpegnati!!), per l'affetto e la complicità che si instaurano, per il divertimento...E poi attenzione: i ragazzi sono lettori attenti, esigenti, mai distratti, che ti concedono tutto e non ti perdonano niente. Più di noi adulti, parola.

(A cura di Laura Ogna)

 
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