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indietroIntervista a Loredana Frescura

Loredana Frescura, è l’autrice umbra che ci ha regalato già diverse storie intense che sanno dare voce alle paure, alle inquietudini e ai sogni dei ragazzi. Il suo sguardo si muove soprattutto tra gli adolescenti di cui ci riporta storie che sono sempre raccontate in prima persona. La cifra stilistica di questa autrice è proprio quella di prediligere il monologo interiore lasciando che i pensieri si muovano in libere associazioni, in flash che danno il respiro delle emozioni che contengono, trattengono o lasciano sgorgare come fiumi in piena. Così le parole portando sulle pagine il cuore, la rabbia, le ansie dell’avventura di crescere ed i bisogni più intimi degli adolescenti.

Nei tuoi libri prediligi il monologo interiore lasciando che i pensieri si muovano in libere associazioni. Come mai questa scelta?
«Il monologo interiore credo riesca a far entrare immediatamente in contatto con l'altro perché è il Sè; sono i nostri pensieri più nascosti, le emozioni che si rivelano. Un fluire in cui la punteggiatura non sempre è necessaria, dove diventano percepibili gli odori e i sapori e il lettore vede e sente e immagina»

Nei tuoi romanzi sono soprattutto gli adolescenti i protagonisti, cosa ti affascina di questa età spesso definita come difficile e contraddittoria? 
«L'adolescenza è il periodo della vita , palestra dell'adultità, in cui si sperimenta se stessi in relazione con gli altri, il periodo in cui la crescita del corpo non sempre è in armonia con quella delle emozioni, per cui tutto diventa meno semplice soprattutto se pensiamo che i ragazzi cercano la propria autonomia staccandosi dalla protezione della famiglia.
Credo che molto possa accadere in questo periodo per essere felici in futuro, per essere maggiormente consapevoli e responsabili. Credo che tutti dovremmo occuparci in  modo più incisivo degli adolescenti e non solo come spettatori di eventi che li vedono protagonisti, ma come adulti che cercano di lavorare per loro e con loro ; lavorare per mostrare modelli positivi e più sereni e soprattutto per offrire una pluralità di possibilità. i ragazzi ne hanno diritto. Noi adulti abbiamo il dovere di guidarli, senza invadere e con il rispetto per le attitudini di ognuno. E' più difficile spiegare che fare»

Le tue sono storie intense che sanno dare voce alle paure, alle inquietudini e ai sogni dei ragazzi, penso a Il cuore sulla fronte, Quando per la prima volta diventai cicogna, Nuvole da latte. Come mai la scelta di trattare temi a volte "scomodi", "difficili" come l'abuso, la diversità, l'handicap?
«Ho scelto di dare voce a storie difficili, o meglio a protagonisti difficili che vivono in contesti non sempre semplici, ma intorno hanno altre "spalle" che vivono la cosiddetta normalità. Questo perché spesso ciò che ignoriamo volutamente, il "problema", si trova nell'appartamento vicino al nostro. E' il dolore del nostro tempo: un forte individualismo che porta alla solitudine. Una solitudine appunto dolorosa perché non scelta, ma subita. Vorrei dare speranza, non illusioni. La speranza c'è e sta proprio nei ragazzi»

Come è nato, il tuo ultimo libro, Elogio alla bruttezza, pubblicato da Fanucci?
«L'elogio alla bruttezza è nato in un pomeriggio mentre stavo stirando e in tv scorrevano le immagini di modelle e di veline e di “ragazzi-immagine” e poi nel tg è stata data la notizia di una ragazzina morta per anoressia.
Mi sono proprio arrabbiata. Perché si danno ai ragazzi solo questi modelli? Perché non "mitizzare" un bravo giornalista o rendere "bella" un'impiegata che fa bene il suo lavoro?
Come possono i ragazzi raggiungere quell'ideale di bellezza senza avere a disposizione sauna, massaggiatore, truccatori, palestre? Come possono e perché poi dovrebbero?? Per diventare tutti modelli o tutte veline? Che senso diamo ai ragazzi?
Molte domande. Poche risposte. Anche il libro fa nascere molte domande e dà pochissime risposte. Questa è la sua funzione migliore. Credo»

Hai nuovi libri in uscita, ci puoi dare qualche anticipazione?
«Libri in uscita??? No comment e incrocio le dita. Forse una cosa nuova e per me molto bella. Vedremo»

Cosa ti aspetti dall’esperienza al Fantasio Festival?
«Io partecipo al Fantasio Festival con la mia classe e non solo come autrice. Spero molte scuole abbiano aderito. Cosa mi aspetto? conoscere i miei lettori, ascoltarli, rispondere alle loro curiosità e alle loro domande, fare tesoro dei loro consigli. Giocare. Perché no? Divertirmi a vivere nella mia città una festa in cui i libri sono protagonisti»

(A cura di Laura Ogna)

 

 
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