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indietroIntervista a Giusi Quarenghi

Giusi Quarenghi ha scritto moltissime storie per bambini, filastrocche, racconti, testi di divulgazione, romanzi per ragazzi, sceneggiature per audiovisivi a disegni animati. Ha pubblicato il suo primo libro per bambini nel 1982 diventando una delle autrici più amate dai bambini. Ma Giusi Quarenghi ha alle spalle un grande feeling con le parole per raccontare che inizia da lontano…

 

È vero che hai incominciato a scrivere storie fin da bambina raccontandole al tuo gatto?
In realtà. ho incominciato a raccontare. Il racconto in voce ha preceduto, e di molto, la scrittura. E avevo anche scelto un ascoltatore  dall’orecchio delicato e difficile.

Da piccola che lettrice eri?
Modello orso. Onnivora e solitaria. A meno che non si trattasse di leggere ad alta voce, cosa che facevo sempre molto volentieri.

Ti sei occupata anche di cartoni animati e di sceneggiatura, di cinema e di fumetti. Si tratta di linguaggi differenti, quale ami di più e quanto queste diverse esperienze hanno influito nel tuo scrivere libri?
Mi interessano tutti e per passione li coltivo un po’ tutti, con una predilezione per il cinema d’animazione (preferisco non usare l’espressione ‘cartoni animati’, che è solo uno dei tantissimi modi di fare cinema d’animazione). Vedere “Pulcinella” di Lele Luzzati e Giulio Gianini, a 22 anni, è stata un’autentica folgorazione. Mi piacerebbe aver preso il passo dal cinema d’animazione, per la mia scrittura: sguardo su sguardo, movimento su movimento, fotogramma su fotogramma, fermi, uno per volta e uno dopo l’altro, e nel succedersi di queste soste istantanee. ecco avvenire il movimento. E poi credo di aver derivato  passione e attenzione per l’immagine, per la composizione della pagina, la convinzione che il racconto non sta solo nelle parole, e che l’autore di un libro non è solo chi lo scrive.

Hai pubblicato il tuo primo libro nel 1982. Fino ad oggi quanti libri hai scritto?
Tanti. Forse troppi.

A quali sei più affezionata e per quale ragione?
Sono affezionata quasi a tutti, uno per uno, mentre li faccio. Poi li lascio alla loro strada. E al centro della mia affezione c’è quello che farò, quello che penso e progetto. E’ l’unico ad averne bisogno, almeno finché non sarà fatto (o abbandonato).

In diversi libricini per San Paolo hai affrontato anche il tema della religiosità. Cosa significa per te parlare ai bambini della religiosità?
Termine ambiguo e territorio sensibile ‘religiosità’, soprattutto di questi tempi. Erich Zenger, studioso del Primo Testamento, definisce i Salmi “Partiture del diventare se stessi”. Condividendo profondamente questo assunto, ne ho riproposti alcuni  per voce di bambino. Con una lingua semplice e profonda portano alla luce gli abissi dei sentimenti del vivere e del morire, dai più gioiosi ai più complessi e problematici, contando su un “Tu mai sazio di ascoltare”: certezza di cui ogni bambino dovrebbe aver diritto a fare esperienza. Un ‘tu’ adulto, padre e madre, riconosciuto, chiamato in aiuto, ma anche a rispondere di quanto non fa, per distrazione, o disamore.

Ci sono tuoi nuovi libri in arrivo per Bologna? ci dai qualche anticipazione?
Sono in uscita due nuovi salmi per voce di bambino: “Tu mi conosci” (dal salmo 139) e “Io ti chiamo” (dai salmi 13 e 29), sempre con le tavole di Michele Ferri. Tornano due racconti, rivisti e ridisegnati: “Pizzetta Selvaggia”, ed Panini, con le illustrazioni di Giulia Orecchia e “Io sono tu sei”, Giunti, con i disegni di Giuditta Gaviraghi. E sono prossimi anche due  titoli con i Topi Pittori: uno di poesie, con Chiara Carrer, e un racconto illustrato da Eleanor Marston, giovane artista tedesca al suo esordio.

Incontri spesso i bambini e i ragazzi?
Incontro spesso bambini e ragazzi e vorrei testimoniare la bontà di questo tempo trascorso insieme, in un rimando di interesse, attenzione, ascolto, dialogo, che reciprocamente ci dedichiamo, tra generazioni diverse e anche lontane.
Questo tempo in comune diventa un cammino, in parole e pensieri, in territori non frequentatissimi: la lettura, le fiabe, il raccontare, i miti, la poesia, l’oralità e la scrittura. Un dono reciproco, con qualche passaggio difficile, e con alcune asperità a volte, non meno preziose dell’accordo e della condivisione immediata.

(A cura di Laura Ogna)

 
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