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In Anteprima La Prima
Sorgente |

Dentro l’ascensore, in quel pomeriggio di sei anni prima, Zoe vede
solo il suo riflesso. È tutto così confuso che non è nemmeno sicura
di che ora sia. Da quando è entrata nell’ufficio di quell’uomo, al
penultimo piano del suo grattacielo, ha perso il controllo del
tempo. È come se, da quel momento, il mondo si fosse dissolto,
come se fosse stato sostituito da un mondo parallelo, fatto di lucide
superfici riflettenti. Di metallo e vetro.
Quanto è durato il colloquio? Pochi minuti? Ore? Non lo sa.
L’unico indizio è il bruciore in fondo alla gola, che le ricorda che ha
parlato troppo a lungo. Oppure che ha rivelato cose troppo scottanti.
In realtà ha rivelato troppo. E basta.
«Ho sbagliato» pensa, guardando il suo riflesso sulla superficie
gelida dell’ascensore. «Ma dovevo parlargli. Ero come un serpente
che si morde la coda.»
Già: un serpente che si morde la coda.
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