By Wings of Magic.it on Mar 30, 2008 in Cartoomics 2008, Eventi, Fantasy, Interviste, Personaggi, Romanzi
Come vi avevamo annunciato, Cartoomics ha visto anche la presenza, presso lo stand della Sesta Luna, della famosa autrice fantasy Roberta Rizzo, meglio conosciuta come Moony Witcher. La mamma di Nina e Geno si è mostrata disponibilissima a farsi intervistare dalla nostra redazione: abbiamo così scoperto com’è nata la sua passione per la bambina della Sesta Luna e le idee di Roberta sul fantasy in Italia e nel mondo.
Ben quattro libri sulla piccola Nina e ora la trilogia di Geno… Ci racconti com’è nata questa avventura nel mondo del fantasy?
Ho iniziato a scrivere di Nina circa otto anni fa, quando ho conosciuto colui che sarebbe stato il mio futuro marito. Mi piaceva trascorrere le sere a raccontare storie ai suoi due figli, che allora avevano 8 e 10 anni, e mi ispiravo alla mia amica immaginaria dell’infanzia, Nina appunto. A poco a poco la storia di Nina è diventata tanto complessa che sono stata spinta a mettere il tutto su carta. Scritti i primi cinque capitoli, li ho inviati alla casa editrice Giunti che, con mia grande sorpresa, mi ha risposto che gli erano piaciuti e che voleva pubblicare il libro. Così è nata La bambina della Sesta Luna.
Geno è nato invece da un viaggio che ho fatto a Barcellona, sempre con mio marito e con i suoi figli. L’idea di questo personaggio mi è venuta mentre mi trovavo sulla telegrafica per raggiungere il museo di arte contemporanea… Non so bene perché, ma è lì che ho pensato per la prima volta a Geno e alla sua avventura fantasy, notevolmente diversa da quella di Nina.
Dalla scrittura sei passata alla promozione del fantasy tout cour con il Fantasio Festival, all’interno del quale, oltretutto, sono previsti incontri incentrati sull’arte, la musica, il teatro… Come mai hai deciso di intraprendere questa strada e come queste diverse forme di espressione di coniugano col fantasy?
Dal 16 al 20 aprile si terrà la seconda edizione del Fantasio Festival, di cui vado particolarmente fiera: lo scorso anno abbiamo avuto ben 50.000 visitatori e quest’anno ne attendiamo il doppio! Si tratta di un evento che si rivolge innanzitutto a ragazzi tra i 14 e i 18 anni e la presenza delle altre arti è facilmente spiegabile: il mio obiettivo è quello di promuovere la creatività a 360° e penso che un festival come il Fantasio sia perfetto per raggiungere questo intento.
Hai avuto difficoltà ha realizzare un evento simile in Italia?
Parecchie, soprattutto per la prima edizione del Fantasio Festival: è stato molto difficile trovare degli sponsor e gran parte dei finanziamenti sono venuti dagli enti della Regione Umbria. Per la seconda edizione abbiamo avuto meno problemi e, anche se il festival ha un costo davvero notevole, abbiamo deciso di renderlo completamengte gratuito, con un’eccezione per gli spettacoli e gli appuntamenti particolari. Penso che giocare sia un diritto umano e che l’imparare giocando non abbia assolutamente prezzo.
Come hai appena detto, il Fantasio Festival è fondamentale per promuovere la creatività e tu, grazie anche ai tuoi corsi di scrittura, hai adottato un po’ le vesti di “mentore” degli aspiranti scrittori. Qual è la situazione dell’editoria italiana di fantasy oggi? Che possibilità ha uno scrittore fantasy di veder pubblicata la propria opera?
Purtroppo l’Italia è un paese spento da questo punto di vista. Non esistono più avanguardie, i giovani non hanno alcuna possibilità di espressione e chi vuole emergere va via, a Dublino, Barcellona, persino a Mosca, piuttosto che rimanere in Italia. Io ormai sono grandicella e ho trascorso la mia gioventù durante gli anni di piombo, quando imperversava il terrorismo. Allora, però, erano i grandi ideali che muovevano i giovani. Oggi, invece, in Italia non c’è più gioventù.
Attraverso il fantasy cerco di mettere in pratica una scrittura di rottura, di creare un mondo alternativo della magia che non rappresenti un modo di evadere dalla realtà ma per capire la realtà. Il mondo dell’immaginario è il nutrimento delle nuove idee e un popolo che non è in grado di immaginare non è più un popolo.
Il film di Harry Potter e il Calice di Fuoco ha suscitato alcune critiche presso coloro che non avevano letto il libro e che quindi non sapevano del risvolto dark e violento della storia, venendo persino etichettato come non più adatto ai bambini. Che ne pensi della violenza in questa saga e nel fantasy in generale?
Penso che sia riduttivo affrontare il problema della violenza criticando un film o un videogioco. Certo, le valutazioni di merito nei singoli casi sono inevitabili e necessarie, ma con tutta la violenza che imperversa nel mondo, è davvero ridicolo criticare una pellicola fantasy perché prende in considerazione argomenti più adulti ed esce dall’aura di film di serie B che gli è stata attribuita.
A proposito del revival del fantasy cui abbiamo assistito negli ultimi anni grazie ai film de Il Signore degli Anelli e di Harry Potter, temi che la trasposizione cinematografica degli omonimi romanzi possa portare a una banalizzazione di questo genere letterario?
Certamente Harry Potter ha avuto il merito di avvicinare i giovani a un genere che, come ho già detto, è stesso etichettato come di serie B. C’è ovviamente il rischio della banalizzazione, ed è per questo che ritengo che ogni forma d’arte meriti un discorso a parte. Non escludo che un domani possa esserci un film o un cartone animato sulla bambina della Sesta Luna, ma penso che siano prodotti diversi rispetto al romanzo e che vadano valorizzati per le loro potenzialità.
Dalla quadrilogia di Nina sei passata alla trilogia di Geno… Dopo Geno, cosa dobbiamo aspettarci?
Al momento sto appunto scrivendo il terzo capitolo della trilogia di Geno, che uscirà probabilmente in autunno. Non so a cosa mi dedicherò poi con la scrittura, ma vi assicuro che continuerò a investire tantissimo nel Fantasio Festival!
Un’ultima curiosità: puoi rivelarci qual è la tua saga fantasy preferita?